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Storie
di pugili nella Cagliari d'oggi nel primo lungometraggio
di Pau
«Pesi leggeri», tratto dal romanzo di Aldo Tanchis,
racconta il mondo della boxe del capoluogo sardo
attraverso le vicende dei due giovani protagonisti
di Gianni Olla
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A destra, una delle prime inquadrature del film «Pesi
Leggeri», interamente girato a Cagliari: Nino, uno
dei protagonisti, corre durante un allenamento per
le vie della città A sinistra, una fase della
lavorazione della pellicola, con il regista Enrico
Pau e la sua troupe Pau è al suo primo
lungometraggio, dopo il corto «La volpe e l'ape» e
un documentario Foto Priamo Tolu
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CAGLIARI. «Pesi leggeri» era il titolo di un romanzo di
Aldo Tanchis, ambientato ai nostri giorni a Cagliari con
dei personaggi che ruotano attorno al mondo del pugilato:
giovani «boxeurs», procuratori, allenatori, ed altre
figure di contorno.
Figure di contorno che, pur esplorate nei dettagli
biografici, finivano per costruire una coralità che
richiamava una certa idea della città. Cagliari, certo,
ma anche una qualsiasi metropoli dove la «leggerezza»
della categoria pugilistica, è simbolo di marginalità.
Poiché, recensendo il libro di Tanchis, ho accennato al
fatto che la vicenda era una espansione narrativa della
sceneggiatura di un film dallo stesso titolo, oggi che il
film, diretto da Enrico Pau, è regolarmente in
programmazione, utilizzo il procedimento inverso. E non
per fare graduatorie di artisticità o buona riuscita
creativa, ma piuttosto per sottolineare che vicende
simili, quasi ricalcate l'una sull'altra, finiscono per
comunicare allo spettatore sensazioni diverse.
Per dirla in termini banali, la visività del film di
Enrico Pau s'impone fin dalla prime inquadrature: Nino, il
giovane pugile, che corre e suda in un paesaggio di
periferia. Un «topos» dei film sulla boxe - da «Rocky»
ad «Alì», per intenderci - che comincia a guidarci
lungo il percorso urbano del film, subito moltiplicato dal
ricorrente viaggio in motorino lungo un'altra strada di
periferia, trafficatissima, dalla quale si vedono altri
paesaggi.
Quella di Nino è la prima storia - o il primo percorso -
del film. Alternato alla sua presentazione, un altro
volto, Giuseppe, marginale per definizione e per ambiente;
la periferia diventa estrema: la laguna, una sorta di
deserto dietro un «porto container» desolatamente vuoto,
un casolare isolato. Nino insegue un sogno, Giuseppe vuole
fare il pugile perché sa picchiare e perché si
guadagnano dei soldi. In mezzo ai due futuri rivali,
Maddi, la ragazza di Nino, parrucchiera ed anche cantante
in localini notturni, insofferente a quella che lei
ritiene una disciplina assurda e fuori dal tempo, vogliosa
di una vita normale: un lavoro sicuro, una casa, un auto.
Infine, al porto, la sagoma di una nave incombe di nuovo
ad annunciare un quarto personaggio, Sara, che cerca un
po' di serenità in un'isola. Il quinto personaggio,
Claudio (l'attore è Claudio Morganti, quasi di casa nei
teatri del capoluogo), procuratore di boxe e «padre
putativo» di entrambi i ragazzi, emerge lentamente, come
se da caratterista si trasformasse nella figura centrale
del film, o meglio nella sua metafora esistenziale: lo
specchio di un fallimento (anche Claudio è stato un
boxeur, ma non ha sfondato) e la preoccupazione di rendere
meno marginali i destini dei due giovani.
Ovviamente, i percorsi si unificano e convergono
nell'incontro di pugilato finale, seguito da una sorta di
nuovo inizio: Claudio si prende cura dello sconfitto. Ma
intanto, attorno a queste figure tratteggiate di scorcio,
come se il loro vissuto dovesse emergere per frammenti di
dialoghi, per biografie accennate tra una chiacchiera e
l'altra, ecco il contorno di altri personaggi e altri
ambienti: le due palestre, la scuola di ballo attigua ad
una di queste (un bozzetto quasi picaresco), l'allenatore
che è stato un campione europeo, il vecchio pugile «suonato»
ma non macchiettistico, anzi quasi tragico. Insomma un
passaggio generazionale - testimoniato anche dalla
presenza di Piero Rollo, che ha aiutato Pau nelle belle
sequenze degli allenamenti e dei combattimenti - che dalle
vecchie glorie del pugilato cagliaritano ci porta ai
piccoli sogni di oggi.
Quel che è rilevante nel film è un meccanismo di
comunicazione che di volta in volta modifica le coordinate
visive: ora è il paesaggio urbano a prevalere, ora le
sequenze della palestra dominate da bravi caratteristi (il
Melis di Piero Marcialis, il Perso di Giampaolo Loddo, il
Trudu di Vanni Fois, dimostrano che esiste un serbatoio di
attori da coltivare, se si vuole continuare a produrre
film «sardi»), ora le figure dei protagonisti. Insomma
la chiave narrativa che utilizza il frammento e lo scorcio
non solo s'impone su quello che il regista chiama un «percorso
di formazione» ma funziona come metafora di una certa
idea della città che raramente si vede sullo schermo e,
nel caso specifico, mai si era vista, considerato che
questo è il primo lungometraggio ambientato interamente a
Cagliari.
Semmai, sono proprio i rallentamenti, gli incisi che
cercano approfondimenti di caratteri a costituire il punto
debole del film: certi dialoghi che ci riportano ad una
drammaturgia classica avrebbero bisogno di attori veri e
non di caratteristi, ed anche la storia d'amore tra Sara e
Claudio sembra un'aggiunta che stride abbastanza con
l'essenzialità del resto della pellicola. In ogni caso,
anche queste incertezze vengono, per così dire,
sovrastate da una coralità che si serve di una bella
fotografia e di un ottimo uso della macchina da presa,
avvolgente, come ad esplorare i personaggi. «Pesi Leggeri»,
insomma, certifica il valore di un esordio che fa sperare
ma mette in campo anche una sorta di indiretta e forse
inconsapevole componente antropologica regionale,
curiosamente emersa in un arco di tempo brevissimo. L'anno
scorso uscì infatti, un bel film su Sassari, «Un delitto
impossibile» di Antonello Grimaldi, nascosto sotto le
spoglie del giallo. Qualche mese fa è apparso «Arcipelaghi»
di Giovanni Columbu, film tematicamente barbaricino, ma
poco in sintonia con certi stereotipi «etnici». Ora è
il turno del capoluogo, che non ha mai rappresentato,
neanche marginalmente, l'immaginario isolano e che,
neanche nel film di Pau, intende farlo. Solo cominciare a
raccontarsi.
PESI LEGGERI di Enrico Pau, con Claudio Morganti, Emanuela
Cau, Carmine Recano, Davide Delogu, Piero Marcialis, Vanni
Fois, Giampaolo Loddo, Anna Scaglione. Italia 2001.
Al cinema Odissea di Cagliari.
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