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Non
è un film su Cagliari. E, a ben vedere, non è neppure un film
sul pugilato. Tra le strette strade, e gli ampi spazi assolati
della città che Enrico Pau ha scelto per l’ambientazione di
“Pesi leggeri” (che ha dato vita all'omonimo libro di Aldo
Tanchis, coautore della sceneggiatura) si svolge una storia di
vita. Anonima e preziosa, come tante. Il debutto in lungometraggio
del regista cagliaritano lascia in bocca un retrogusto piacevole,
anche se non sarà facile per il pubblico cagliaritano valutarne
il valore. Come per “Il figlio di Bakunìn”, la tentazione di
lasciarsi distrarre dalla fotografia, dai dialoghi, dalla ricerca
del familiare, è forte e solo nel secondo tempo il film prevale.
Solo allora la narrazione è capace di rapire lo spettatore.
Come
in un incontro di pugilato, la prima parte è di studio, nella
quale Pau pennella i suoi personaggi, perfettamente interpretati
da attori scelti con cura e per questo riusciti. Li colloca come
pedine su una scacchiera sulla quale si animano solo a mano a mano
che il filo del film si dipana. Nel frattempo, impreziosisce il
film con riflessioni diverse: la dura vita del pugile e le regole
della palestra; l’eterna difficoltà degli atleti a farsi
accettare da chi non conosce il gusto dell’agonismo e, in
definitiva, il loro dramma di eroi, incompresi fuori dal loro
mondo; lo scontro tra le generazioni, ambientato negli strati
sociali dove la vita è difficile ogni giorno. C’è spazio anche
per un affresco della boxe sarda e una citazione (che giustifica i
responsabili di un caso che fece scalpore nel ‘99) allo scandalo
delle riunioni truccate. Pau non è un appassionato di boxe. Ma,
dopo aver studiato a lungo (suo anche il documentario Storie di
pugili), ha dimostrato di saperla trasportare fedelmente sul set.
Le scene sul ring sono di eccellente realismo. Merito anche del
lungo lavoro in palestra svolto dai due protagonisti. Nel film
compaiono anche vecchi campioni come Piero Rollo (scomparso dopo
le riprese del film) e Paolo Melis.
La
storia vera e propria è semplice: due pugili di talento (Nino e
Giuseppe), due situazioni familiari difficili, una ragazza (Maddi)
altrettanto talentuosa che ha voglia di volare basso, di avere una
vita povera ma normale, un piccolo procuratore (Claudio) in bilico
tra un passato da atleta fallito e un presente con poche occasioni
di mettere la propria esperienza a disposizione dei più giovani.
La carriera dei due boxeurs è il binario lungo il quale si
intrecciano altre storie. Un binario che li porterà a scontrarsi
prima per l’amore dell’inquieta Maddi e poi – loro malgrado
– sul ring.
Tecnicamente il film mostra i limiti di una produzione modesta. La
scelta dell’audio in presa diretta, in particolare, è
suggestiva ma rende difficile la percezione di alcuni dialoghi. Un
ulteriore difficoltà per un film che, pur contenendo molte parti
in slang, ambisce – leggittimamente – a trovare spazio nelle
sale della Penisola.
Carlo Alberto Melis
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