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di Gian Luigi Rondi PESI LEGGERI, di Enrico Pau, con Claudio Morganti, Cannine Recano, Davide Delogu, Italia, 2001
PUGILI a Cagliari. Allenati in palestre di periferia, da ex campioni, ora solo appagati dal fatto che possono insegnare ai giovani i segreti del mestiere. Tra questi c'è Claudio, che ha avuto scarsi successi in passato e che adesso, pur sapendo molto del pugilato, non foss'altro per le tante sconfitte subite, preferisce assecondare le carriere degli esordienti assistendoli come loro procuratore. Tra i giovani di cui si occupa c'è Nino, così preso dal pugilato da trascurare la sua ragazza che canta in un locale pur aspirando ad una vita più quieta e che non è molto soddisfatta delle priorità che Nino riserva, a suo danno, alla passione sportiva. Così quando fra loro si fa avanti Giuseppe, un altro aspirante pugile, lei sembra voler cedere al suo corteggiamento. Da qui, la gelosia di Nino che rende pericoloso, adesso, un incontro sul quadrato fra lui e Giuseppe, organizzato, con molta preoccupazione di Claudio, da alcuni speculatori e tanto più complicato in quanto Claudio ha finito per accettare, contro le regole, di diventare il procuratore anche di Giuseppe. Vincerà Nino, così Claudio, memore delle sconfitte cui era andato incontro quando faceva ancora il pugile, anziché festeggiarlo e continuare ad .occuparsi di lui, si metterà al fianco di Giuseppe. Per preparare una sua
pssibile rivincita
Un tema e una cornice già visitati una volta da Enrico Pau, prima di esordire nel lungometraggio, in un documentario intitolato "Storia di pugili" in cui cominciava a ridarci un ritratto di quel mondo a lui vicino per tradizione familiare. Qui lo fa in modo più ampio, il suo testo, però, che si è scritto in collaborazione con Aldo Tanchis e Maria Grazia Perria, pur intrecciando fra loro varie vicende quella di Nino diviso fra il quadrato e l'amore, quella di Giuseppe, arrivato quasi dal nulla, duro, aggressivo, quella dello stesso Claudio che, in parallelo con i suoi impegni professionali, viene anche coinvolto in un fugace episodio sentimentale stenta a equilibrarle fra loro. Una, ' così, pur la più diffusa, finisce nell'inespresso, l'altra è appena accennata e quella di Claudio, che^ essendo la più centrale ha funzione di filo conduttore, rivela solo in parte quegli approfondimenti psicologici di cui aveva necessità per vederne chiarite le motivazioni e la conclusione.La regia, comunque, ha dei meriti. Con il sussidio di una fotografia molto realistica, tutta contrasti forti e segni decisi (di Gian Enrico Bianchi) esplora quell'ambiente in cui tutti i personaggi si muovono con qualità espressive di un certo rilievo. Non tanto nella rappresentazione dei vari allenamenti e degli incontri sul quadrato, piuttosto di maniera, ma nei climi e soprattutto nelle facce: sia quelle degli interpreti principali (in arrivo quasi tutti dal teatro), sia quelle che fanno solo cornice. Ma con vitalità.
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