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Nelle sale italiane il film che ha onorato l'Italia al Festival
Internazionale di Montpellier in Francia
Enrico
Pau è un regista 45enne, ma il suo film ha un respiro giovane. A
tratti è sussurrato, in altri è "urlato" ed esuberante.
"Pesi leggeri" opera prima dopo il bel cortometraggio
pluripremiato "La volpe e l'ape" e il convincente
"Storie di pugili" documentario sugli anni d'oro del
pugilato sardo, arriva a testa alta nelle sale cinematografiche
italiane. È un film urbano come egli stesso lo definisce, però è
anche un atto d'amore verso la città Cagliari, mai se non in
qualche cortometraggio, fotografata cinematograficamente. Un film
sospeso tra realtà e leggerezza, intesa come stato d'animo dei
protagonisti, infatti non è un film sulla boxe come si può pensare
dalla prime immagini, ma è una pellicola sull'amarezza della vita.
Tra i personaggi voglia di emergere, di riscatto, voglia di trovare
serenità, cosa assai rara secondo la pellicola di Pau. Si parla di
giovani, delle loro irrequietezze, del loro difficile rapporto con
l'amore, in tutto il suo manifestarsi. Il pugilato è solo un
pretesto per consentirci la presentazione di vari personaggi, tanto
affascinanti quanto veri e anomali. Spiccano le belle
interpretazioni di Claudio Morganti, perfetto procuratore di pugili,
anch'esso ex boxeur e di Anna Scaglione, attrice calabrese, nel film
insegnante giunta a Cagliari da Roma forse per trovare un po di
serenità. I protagonisti del film sono però tantissimi, a tratti
sembra un film Atmaniano, con i due già citati prima si uniscono
Giampaolo Loddo, Piero Marcialis, Carmine Recano , Manuela Cau e
Davide Delogu. Il buon film dunque che conferma la volontà dei
registi italiani di raccontare ciò che li circonda senza cadere in
falsi moralismi e volgarità, che arrivano ogni anno dalla gran
parte dei film occidentali.

Come è nata l'idea di "Pesi Leggeri"? Dovendo
scegliere come raccontare la mia città dopo "La volpe e
l'ape" mi sembrava che il pugilato fosse emblematico di
condizione anche umana che appartiene alla parte più interessante
della nostra città, cioè il mondo popolare. Io volutamente mi
colloco in un territorio di narrazione e di grande verità. Il film
comunque è anche un racconto di formazione.
Le difficoltà della realizzazione.
È un processo lunghissimo, con capacità di stare da soli
notevolissimo. Dal momento della sceneggiatura alle riprese sei
circondato da tutti, troupe, amici ecc. Poi ti trovi a film girato
completamente da solo. Il fatto ti fortifica, in certi momenti però
c'è un senso di solitudine comunque devo ringraziare il supporto
della famiglia. Sono felice del lavoro svolto, come prima esperienza
non mi posso lamentare.
Il rapporto con gli attori.
Ho
avuto molta fortuna. In Claudio Morganti c'è inizialmente
l'amicizia, poi una sorta di complicità. È un attore poi che sento
vicino al registro del mio cinema. Per quanto riguarda gli altri beh
la Sardegna offre degli straordinari attori, da Davide Delogu a
Manuela Cau, da Piero Marcialis a Vanni Fois.
Nel film c'è un riferimento al primo film di Mario Martone
"Morte di un matematico napoletano", per Il rapporto con
la città.
Più che in quello che hai citato, trovo più decisamente ne'
"L'amore Molesto" dei riferimenti. Il mio è un film
malinconico, peraltro non faccio cartoline. Credo che un regista di
oggi la prima cosa che deve fare è raccontare la propria città.
Città come Cagliari e Napoli quasi si assomigliano. Peraltro ho
anche il modello di Robert Guèdiguian che con i suoi film ci
racconta la sua città Marsiglia.
Rapporto con la tua città al momento di inquadrarla
cinematograficamente?
I luoghi sono fondamentali per me! Al momento della scrittura di
un film, parto dallo spazio del luogo. Questo mi rivela tutto, per
me è un fatto naturale. Cagliari ha una bellezza misteriosa, e da
osservatore attento della mia città ho cercato di non cadere negli
stereotipi. Comunque un grande aiuto è stato il direttore della
Fotografia Gianenrico Bianchi, un notevole professionista.

Come si colloca il tuo film nel panorama italiano ed
internazionale?
Mi sento poco italiano come regista. Attualmente non ho modelli
nel cinema di oggi. Il cinema Italiano nonostante la rinascita più
volte annunciata, mostra dei problemi di fondo, scarsissima
attenzione per la realtà e storie improbabili. C'è comunque il
filone del cinema politico che mi affascina tantissimo, da Giordana
a Scimeca, Bechis. Del passato ho i modelli di Pasolini e De Sica.
Nel panorama internazionale mi affascina il cinema americano di
Arthur Penn, John Houston, Ken Loach.
Progetti futuri?
Mi piacerebbe girare un film tratto da un romanzo. Ho la
sensazione che bisogna dare fiducia in quello che ti arriva
dall'esterno.
Efisio Marcias
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