Pesi leggeri
di Enrico Pau
con Claudio Morganti, Carmine Recano,
Davide Delogu, Emanuela Cau, Anna Scaglione, Piero Marcialis,
Giampaolo Loddo
Italia2002
C’è una vischiosa atmosfera malinconica
che corre lungo il film d’esordio di Enrico Pau, Pesi
leggeri. Una malinconia che diventa cifra stilistica, che si
impone al di là della storia. Vuol dire che qualcosa rimane -
sensazioni soprattutto - di una pellicola fragile, giocata su
una semplicità a volte didascalica. Ma qui e lì riscattata
da una onestà di intenzioni, da un afflato genuino che va a
compensare le sbavature.
L’occhio di Pau è puntato sul sottobosco
della boxe dilettantesca, che si traduce in una precisa scelta
di campo: personaggi ai margini, periferia urbana, storie di
perdenti, come insegna tanto cinema americano che sul pugilato
ha costruito potenti metafore di sofferenza e riscatto. Non ci
sono modelli citati, se non quelli sedimentati
nell’immaginario dello spettatore. Al regista interessa di
più credere nella cornice, in quell’architettura naturale
di spazi e squarci cittadini che fa da sfondo e motore visivo
alla vicenda.
Ed è questa la sfida più bella di Pesi
leggeri, dare a Cagliari - dove il film è interamente
ambientato - una dignità cinematografica che ha sempre avuto
e sempre gli è stata negata (salvo piccole eccezioni),
modellare una storia possibile ad ogni latitudine sulle sue
forme urbane ondulate. E all’inizio questa fusione
personaggi-luogo c’è: carrellate e campi lunghi di
solitudine su scampoli periferici o desolate lande sono come
paesaggi dell’anima di Nino e Giuseppe, i due protagonisti
destinati a diventare rivali. Nino (Carmine Recano) vuole
sfondare nella boxe per costruirsi un futuro solido: e i
contorni sfumati della città che stanno sullo sfondo durante
il suo footing rappresentano il punto d’arrivo per il
successo. Mentre Giuseppe (Davide Delogu) è presentato in
mezzo a una laguna, simbolo evidente di una stagnazione: è un
disadattato che vuol fare a pugni, e sarà lui a soccombere,
trovando nella sconfitta sul ring, forse l’inizio di una
rinascita come uomo.
Tra i due, s’innestano altri due
personaggi in un rapporto speculare di scontro e ambiguità:
Maddi (Emanuela Cau), parrucchiera e cantante in cerca di
stabilità, che impalma entrambi e soprattutto Claudio
(Claudio Morganti), pugile fallito e procuratore in crisi, che
non esita a truccare l’incontro fra Nino e Giuseppe. Accanto
a questi quattro personaggi che incrociano i loro destini,
scorre la fauna della palestra dove risaltano le
caratterizzazioni di Piero Marcialis, Vanni Fois, Giampaolo
Loddo, Maurizio Saiu, facce, gesti e accenti di matrice
cagliaritana per segnare ancor di più la marginalità del
film. Non sempre l’integrazione funziona, si avvertono
squilibri che impediscono di far crescere il tono drammatico:
come dire, c’è un po’ un difetto di casting.
Sul piano visivo invece, dove era più
prevedibile inciampare, Pau è a suo agio, e pur non sfornando
immagini profonde, mostra fluidità di racconto. Salvo
cinque-sei inquadrature dall’alto durante le scene dei
match, la sua macchina da presa è sempre ad altezza d’uomo,
evitando orpelli cinefili che con umiltà Pau ha messo da
parte. C’è qualche lungaggine che non si trasforma in quei
momenti di sospensione, vuoti dilatati che al cinema sono
difficili da fare, magari la sceneggiatura aveva bisogno di
una revisione, tagliare per esempio la storia d’amore fra
Claudio e Sara e insistere su passaggi metaforici come la
corsa in salita di Nino, semplice ma efficace simbolismo di
una scalata verso la vittoria.
Ma altre idee sono vincenti, prima fra
tutte quella di far coabitare la palestra e la scuola di
ballo, creando un gustoso contrappunto fra corpi e movenze.
Pesi leggeri è un film al quale manca il colpo del kappaò,
è guardingo, attento, concreto nelle fasi iniziali e poi non
alza il ritmo né del racconto né dell’immagine. Eppure
resta coraggioso, pulito, sostenuto dalle preziose
collaborazioni di Gian Enrico Bianchi (fotografia) e Giovanni
Venosta (musica). Resta soprattutto un altro prototipo - dopo
quelli di Cabiddu, Columbu, Grimaldi, Mereu - su cui puntare
per allargare i confini di un immaginario isolano in cerca di
una identità nuova.
Sergio Naitza |