|
In uscita, "Pesi
leggeri", film sul mondo della
boxe ambientato a Cagliari, con la regia di Enrico Pau
GIANCARLO GHIRRA
Due ragazzi, due pugili di talento, si scontrano
sul ring e nella vita, fra storie di periferie urbane e di amori
infelici. Intorno a loro si agita un mondo di procuratori, tifosi,
allenatori. Al centro della scena la palestra del pugilato,
microcosmo nel quale la dura vita del pugile, lo scontro fra
generazioni, fanno da sfondo a Pesi
leggeri , opera prima di Enrico
Pau, arrivato a quarantacinque anni alla regia di un lungometraggio
dopo un esordio nel `96 con il cortometraggio La Volpe e l'Ape,
vincitore del festival di Bologna.
Professore di lettere e giornalista, regista
autodidatta, Enrico Pau ha finalmente centrato l'obiettivo di
portare sullo schermo una storia di pugili ambientata a Cagliari, la
sua città. Una città così particolare per la sua luce africana,
per le strade e stradine di un centro storico dentro il quale si
scoprono umori popolari sui quali Pau ha puntato il suo obiettivo.
Pesi leggeri,
da oggi nelle sale della Sardegna in attesa di un balzo sugli
schermi nazionali (con l'aiuto della casa di distribuzione Lantia),
parte dunque dal mondo del pugilato, al quale il regista ha dedicato
nel `98 un documentario sui più grandi campioni sardi della boxe,
da Piero Rollo a Fortunato Manca, da Paolo Melis a Salvatore Burruni
(e tanti altri, da Salvatore Boi al campione mondiale Franco Udella,
che gravitavano intorno alla palestra Sardegna di Via Barone Rossi,
a cavallo tra anni sessanta e settanta). Ma non è soltanto un film
sul pugilato, sport straordinariamente cinematografico anche in
questa pellicola dentro la quale le scene sul ring sono fortemente
coinvolgenti.
Pesi leggeri
è un film corale, che, pur avendo un protagonista, interpretato
da Claudio Morganti, attore di teatro come quasi tutti quelli del
cast, si dipana attraverso tante vicende che si intrecciano
(citazione d'obbligo, il cammeo di Walter Porcedda, nel ruolo
dell'arbitro).
Al centro del racconto una città e la realtà
delle sue periferie, la sua anima popolare che si ritrova dentro i
conflitti e le fatiche di una vita dura. Pesi
leggeri non è un
film-cartolina. Nei vicoli del centro storico e sulle spiagge
biancheggianti della "città del sole" si consumano
vittorie e sconfitte di uomini e donne semplici. E la boxe è in
fondo una metafora: ci vuole calma, pazienza, tenacia e
determinazione per vincere, e per saper perdere con onore.
In fondo anche Enrico Pau, giunto da autodidatta
alla regia cinematografica dopo tante esperienze nel teatro
(soprattutto attore, ma anche regista) ha vinto una sua battaglia,
riuscendo intanto a far finanziare con un miliardo e 400 milioni dal
ministero dello spettacolo la sceneggiatura di Pesi
leggeri, scritta insieme con
Aldo Tanchis. E ora ha realizzato questo film, portandosi dietro i pesi
della fatica quotidiana dell'insegnamento nelle scuole tecniche e
contemporaneamente la leggerezza dei sogni di un artista che sa
coniugare uno stile di racconto neorealista con la poesia.
Per tanti sottoproletari diventati campioni, il
pugilato è stato la scoperta del mondo e di sé stessi, una fatica
durissima per emergere in un mondo spietato eppure ricco di valori.
Valori duri, fondati sulla verità della sofferenza fisica e di una
disciplina e di un rigore anche mentale fondamentali per affrontare
i rigori dell'esistenza. Dietro questo film d'esordio di Enrico Pau
c'è anche la voglia di raccontare lo sforzo di affrontare il mondo
e combattere presenti sotterraneamente dentro una città
apparentemente pigra ma che nasconde nei suoi quartieri popolari
energie vitali ancora tutte da scoprire.
09 Marzo 2002
|