La rassegna stampa

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All'Odissea di Cagliari

ESCE "PESI LEGGERI",
LA PAROLA AL PUBBLICO

Continua la stagione d'oro del cinema sardo. È in uscita nelle sale il primo lungometraggio del regista cagliaritano Enrico Pau. A partire da venerdì il film sarà in programmazione al Centro di Cultura Cinematografica Odissea in viale Trieste 84 a Cagliari. La pellicola, 89 minuti di durata, è ambientata a Cagliari nel mondo della boxe dilettantistica ed ha come interpreti principali Claudio Morganti e Anna Scaglione. La sceneggiatura è curata da Enrico Pau e da Aldo Tanchis. Il film ha un proprio sito internet, visitabile all'indirizzo web: www.pesileggeri.com
Abbiamo realizzato un'intervista col regista...

 


Primo lungometraggio. Cosa si prova?

A pensarci bene, se penso a quando ho iniziato nel 1996, con "La Volpe e l'Ape", è come se fossimo a 1000 anni luce di distanza. Fare un film è un'impresa che richiede agli altri di credere nella tua follia. Poche cose necessitano di un lavoro d'equipe quanto il cinema. Da questo punto di vista io ho avuto la fortuna di lavorare con un gruppo splendido. 

Che film è "Pesi leggeri"?

Un film musicale, in un certo senso, con una storia d'amore contrastata e il tentativo da parte mia di rendere la poesia di una città. Anche un film di storie normali, sull'ordinarietà della vita, sulla quotidianità. I personaggi del film sono persone vere, sono i ragazzi a cui insegno, sono le persone che incontro tutti i giorni. In qualche modo pago il mio piccolo debito ai registi che amo, che cercano di raccontare la vita com'è, di rendere la quotidianità fino a sfiorare il documentario. Penso a Ken Loach, o al francese Robert Guediguain che tra l'altro essendo di Marsiglia, ha il merito di avermi mostrato una luce, un taglio. Come far vedere una città di mare.

Quando è nata l'idea di "Pesi leggeri"?

L'idea è nata subito dopo "La Volpe e L'Ape". Il desiderio di continuare a raccontare le storie ambientate nel mio "Storie di pugili" (1998) che è stato una sorta di passaggio intermedio…

…quali sono queste storie?

Cagliari secondo me ha due anime, una borghese e una profondamente popolare. È quest'ultima componente ad aver espresso le cose più interessanti, è la parte più vitale dell'essere cagliaritani. Questa mia attenzione verso il popolo di Cagliari è presente, in qualche misura, in tutti i lavori che ho fatto. I pugili fanno parte di questo mondo, un mondo regolato dalla lotta per la sopravvivenza. Per entrare in un mondo come quello del pugilato non si può essere superficiali. Mi sono tuffato nelle palestre per un anno. 

Perché i pugili sono cosi interessanti?

I pugili sono così interessanti perché sotto lo strato dello sport si nasconde un aspetto mitico. Le loro facce sono scolpite dalle storie che hanno alle spalle, storie avvincenti, come di chi ha doppiato Capo Horn. La boxe a Cagliari, e più in generale in Sardegna, ha rappresentato per tanti anni una vera e propria occasione di riscatto sociale per chi la praticava, ed era un vero e proprio sport di massa, popolare. Oggi il pugilato ha perso il suo ruolo centrale, è scomparsa la figura del pugile come modello. Oggi il modello lo incarna il calciatore. 

Che vita avrà "Pesi leggeri"?

La vicenda distributiva del film è in qualche modo sospesa. Se a Cagliari andrà bene sarà probabilmente distribuito in tutta Italia. Un altro versante importante è quello dei Festival: stanno arrivando alla produzione tanti inviti dalle più svariate parti del mondo. Questo è un segno che il titolo sta circolando, che il film si fa conoscere ed apprezzare.

C'è stato un momento in cui hai capito che il film si sarebbe fatto?

Non proprio. A causa del benedetto e al tempo stesso famigerato articolo 8, che per la gente di cinema sta ad indicare quella norma attraverso cui è possibile ricevere un contributo dallo stato per la realizzazione di un'opera cinematografica. Bene, questo meccanismo è da benedire tutti i giorni perché in questi anni ha permesso di realizzare film che ben difficilmente avrebbero visto la luce, e non per scarsa qualità. Al tempo stesso sarebbe disonesto negare che il meccanismo andrebbe ripensato.La vita del film dopo che è nato spesso è abbandonato al loro destino, e la conclusione più probabile è che vengano dimenticate. Molti film diventano conosciuti non solo per il loro valore, ma anche in virtù di fortunate vicende produttive, magari grazie a qualche produttore che decide di scommettere sul regista. Senza questa condizione è difficilissimo ottenere una distribuzione sufficiente.

Cosa comporta essere un regista "sardo"?

L'aggettivo andrebbe un pochino ridiscusso. Dipende dal senso che vogliamo dare a questa connotazione geografica. I miei personaggi vivono a Cagliari, ma potrebbero vivere ovunque, io scelgo di farli muovere in questa realtà perché è il mondo che più conosco e credo di poterne rendere bene alcuni aspetti. In questo senso sono anche un regista sardo, certo, ma se il problema dell'identità diventa un fardello, qualcosa che deve condizionare le scelte creative allora non va più bene. In realtà tutti questi problemi andrebbero visti col necessario distacco. Alcuni dei migliori prodotti letterari e cinematografici di autori sardi vengono fuori da autori che raccontano la loro terra con quel pizzico di distacco che è necessario per non scivolare nell'autoreferenzialità. Abbas Kiarostami, grande cineasta iraniano, ci insegna che raccontando la storia di un villaggio sperduto è possibile essere universali. Ma senza andare lontano, rispondono a questa logica "Il figlio di Bakunin" di Gianfranco Cabiddu o più recentemente "Arcipelaghi" di Giovanni Columbu o "Miguel" di Salvatore Mereu.

Quindi non senti di aver nessun debito nei confronti della Sardegna e di Cagliari?

So di vivere in un luogo davvero pieno di fascino, ricco di storie. Ma anche qui è bene essere onesti, Cagliari assomiglia più a Napoli che ad un centro della Barbagia, pensare alla Sardegna come ad un mondo monolitico è sbagliato. Un debito che so di avere è invece quello verso tutti coloro che hanno reso Cagliari una città così vitale dal punto di vista cinematografico. Faccio riferimento a tutti i cineclub, alla Cineteca Sarda, a tutti i critici e a tutti gli appassionati che dagli anni settanta almeno, fra mille difficoltà economiche e di altro tipo, hanno formato un pubblico, un movimento, hanno portato film che non sarebbero arrivati altrimenti. A loro chiunque abbia a cuore il cinema deve dire grazie. 

Altro da dichiarare?

No, se non che Cagliari sa essere una città sorprendente. Prendiamo gli attori del film? Sono bravissimi, in diversi festival molte persone erano stupefatte che alcuni di loro fossero alla prima esperienza in video. Se parlassimo di sport parlerei di fondamentali. Loro li hanno, e li hanno perché vengono dal teatro. A parte Claudio Morganti, che non è sardo, a cui abbiamo conferito la cittadinanza cagliaritana attraverso questo film, che è uno dei più bravi attori italiani, secondo me, anche chi , finora aveva fatto piccole cose è stato bravissimo. Questo cosa significa? Significa che Cagliari ha una scuola di attori formidabile, e non sa di averla. Ecco. Cagliari sa sorprendere.

Cristiano Bandini

La presente intervista è stata tratta dal seguente sito:
http://www.godotnews.com/

Sinossi
Note del regista
 
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