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Primo lungometraggio. Cosa si prova?
A pensarci bene, se penso a quando ho iniziato nel 1996, con
"La Volpe e l'Ape", è come se fossimo a 1000 anni
luce di distanza. Fare un film è un'impresa che richiede
agli altri di credere nella tua follia. Poche cose
necessitano di un lavoro d'equipe quanto il cinema. Da
questo punto di vista io ho avuto la fortuna di lavorare con
un gruppo splendido.
Che film è "Pesi leggeri"?
Un film musicale, in un certo senso, con una storia d'amore
contrastata e il tentativo da parte mia di rendere la poesia
di una città. Anche un film di storie normali, sull'ordinarietà
della vita, sulla quotidianità. I personaggi del film sono
persone vere, sono i ragazzi a cui insegno, sono le persone
che incontro tutti i giorni. In qualche modo pago il mio
piccolo debito ai registi che amo, che cercano di raccontare
la vita com'è, di rendere la quotidianità fino a sfiorare
il documentario. Penso a Ken Loach, o al francese Robert
Guediguain che tra l'altro essendo di Marsiglia, ha il
merito di avermi mostrato una luce, un taglio. Come far
vedere una città di mare.
Quando è nata l'idea di "Pesi leggeri"?
L'idea è nata subito dopo "La Volpe e L'Ape". Il
desiderio di continuare a raccontare le storie ambientate
nel mio "Storie di pugili" (1998) che è stato una
sorta di passaggio intermedio…
…quali sono queste storie?
Cagliari secondo me ha due anime, una borghese e una
profondamente popolare. È quest'ultima componente ad aver
espresso le cose più interessanti, è la parte più vitale
dell'essere cagliaritani. Questa mia attenzione verso il
popolo di Cagliari è presente, in qualche misura, in tutti
i lavori che ho fatto. I pugili fanno parte di questo mondo,
un mondo regolato dalla lotta per la sopravvivenza. Per
entrare in un mondo come quello del pugilato non si può
essere superficiali. Mi sono tuffato nelle palestre per un
anno.
Perché i pugili sono cosi interessanti?
I pugili sono così interessanti perché sotto lo strato
dello sport si nasconde un aspetto mitico. Le loro facce
sono scolpite dalle storie che hanno alle spalle, storie
avvincenti, come di chi ha doppiato Capo Horn. La boxe a
Cagliari, e più in generale in Sardegna, ha rappresentato
per tanti anni una vera e propria occasione di riscatto
sociale per chi la praticava, ed era un vero e proprio sport
di massa, popolare. Oggi il pugilato ha perso il suo ruolo
centrale, è scomparsa la figura del pugile come modello.
Oggi il modello lo incarna il calciatore.
Che vita avrà "Pesi leggeri"?
La vicenda distributiva del film è in qualche modo sospesa.
Se a Cagliari andrà bene sarà probabilmente distribuito in
tutta Italia. Un altro versante importante è quello dei
Festival: stanno arrivando alla produzione tanti inviti
dalle più svariate parti del mondo. Questo è un segno che
il titolo sta circolando, che il film si fa conoscere ed
apprezzare.
C'è stato un momento in cui hai capito che il film si
sarebbe fatto?
Non proprio. A causa del benedetto e al tempo stesso
famigerato articolo 8, che per la gente di cinema sta ad
indicare quella norma attraverso cui è possibile ricevere
un contributo dallo stato per la realizzazione di un'opera
cinematografica. Bene, questo meccanismo è da benedire
tutti i giorni perché in questi anni ha permesso di
realizzare film che ben difficilmente avrebbero visto la
luce, e non per scarsa qualità. Al tempo stesso sarebbe
disonesto negare che il meccanismo andrebbe ripensato.La
vita del film dopo che è nato spesso è abbandonato al loro
destino, e la conclusione più probabile è che vengano
dimenticate. Molti film diventano conosciuti non solo per il
loro valore, ma anche in virtù di fortunate vicende
produttive, magari grazie a qualche produttore che decide di
scommettere sul regista. Senza questa condizione è
difficilissimo ottenere una distribuzione sufficiente.
Cosa comporta essere un regista "sardo"?
L'aggettivo andrebbe un pochino ridiscusso. Dipende dal
senso che vogliamo dare a questa connotazione geografica. I
miei personaggi vivono a Cagliari, ma potrebbero vivere
ovunque, io scelgo di farli muovere in questa realtà perché
è il mondo che più conosco e credo di poterne rendere bene
alcuni aspetti. In questo senso sono anche un regista sardo,
certo, ma se il problema dell'identità diventa un fardello,
qualcosa che deve condizionare le scelte creative allora non
va più bene. In realtà tutti questi problemi andrebbero
visti col necessario distacco. Alcuni dei migliori prodotti
letterari e cinematografici di autori sardi vengono fuori da
autori che raccontano la loro terra con quel pizzico di
distacco che è necessario per non scivolare nell'autoreferenzialità.
Abbas Kiarostami, grande cineasta iraniano, ci insegna che
raccontando la storia di un villaggio sperduto è possibile
essere universali. Ma senza andare lontano, rispondono a
questa logica "Il figlio di Bakunin" di Gianfranco
Cabiddu o più recentemente "Arcipelaghi" di
Giovanni Columbu o "Miguel" di Salvatore Mereu.
Quindi non senti di aver nessun debito nei confronti
della Sardegna e di Cagliari?
So di vivere in un luogo davvero pieno di fascino, ricco di
storie. Ma anche qui è bene essere onesti, Cagliari
assomiglia più a Napoli che ad un centro della Barbagia,
pensare alla Sardegna come ad un mondo monolitico è
sbagliato. Un debito che so di avere è invece quello verso
tutti coloro che hanno reso Cagliari una città così vitale
dal punto di vista cinematografico. Faccio riferimento a
tutti i cineclub, alla Cineteca Sarda, a tutti i critici e a
tutti gli appassionati che dagli anni settanta almeno, fra
mille difficoltà economiche e di altro tipo, hanno formato
un pubblico, un movimento, hanno portato film che non
sarebbero arrivati altrimenti. A loro chiunque abbia a cuore
il cinema deve dire grazie.
Altro da dichiarare?
No, se non che Cagliari sa essere una città sorprendente.
Prendiamo gli attori del film? Sono bravissimi, in diversi
festival molte persone erano stupefatte che alcuni di loro
fossero alla prima esperienza in video. Se parlassimo di
sport parlerei di fondamentali. Loro li hanno, e li hanno
perché vengono dal teatro. A parte Claudio Morganti, che
non è sardo, a cui abbiamo conferito la cittadinanza
cagliaritana attraverso questo film, che è uno dei più
bravi attori italiani, secondo me, anche chi , finora aveva
fatto piccole cose è stato bravissimo. Questo cosa
significa? Significa che Cagliari ha una scuola di attori
formidabile, e non sa di averla. Ecco. Cagliari sa
sorprendere.
Cristiano Bandini
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